Azienda Agricola La Bocalina, intervista a Silvia Bertazzo

la bocalina

La Bocalina è un’azienda agricola situata all’interno del Parco del Delta del Po ed immersa nella campagna veneta (Adria, Località Ca’ Garzoni). Nasce dalla passione di Matteo e Silvia, due giovani amanti della natura che hanno deciso di dare vita a questa realtà unica. Accanto al rispetto per l’ambiente, manifestato dalla scelta del biologico e dall’utilizzo di tecniche di biodinamica e lotta integrata, questa coppia ha deciso di impegnarsi anche dal punto di vista socio-culturale. È nata una vera e propria fattoria didattica, con lo scopo di trasmettere conoscenze e infondere nei visitatori una maggiore consapevolezza del loro territorio.
L’attività principale è l’apicoltura, ma, oltre al miele, si producono anche cereali ed ortaggi.
Si sta cercando di reintrodurre anche la coltivazione di antiche varietà di cereali autoctone: grani teneri (mentana, piave, canove, cologna), mais da polenta (cinquantino e bianco perla) e monococco.
Se volete saperne di più, godetevi l’intervista a Silvia!

Cominciamo dal nome. Perché avete scelto “La Bocalina”? Ha a che fare con il famoso vasetto di vetro?

Abbiamo scelto il nome “La Bocalina” per due principali motivi.
Bocalina è un vocabolo che appartiene al dialetto adriese. È il nome di un contenitore simile ad una brocca, un tempo usato per servire il vino nelle locande. La bocalina può, quindi, contenere diverse cose come miele, vino e birra. L’azienda metaforicamente vuole essere un recipiente di svariati prodotti, esperienze e attività che valorizzano il nostro territorio, una fonte dalla quale attingere molteplici nozioni e informazioni.
Bocalina è, anche, il soprannome attribuito alla famiglia di Matteo, il titolare dell’azienda. Questo crea un ulteriore legame con il territorio e la sua storia.

Avete detto di essere dei grandi amanti della natura. Come è nata questa passione e quando avete deciso di trasformarla in un lavoro?

Matteo ha amato la campagna fin da piccolo. Questo amore non lo ha mai abbandonato ed è cresciuto con il tempo, fiancheggiato dalla passione per la montagna e per i colli euganei.
Io ho sempre avuto un legame con la natura e il territorio, anche se ho sviluppato maggiormente questa passione dopo l’incontro con Matteo, anche tramite la collaborazione con l’Euganea Film Festival.
La passione per le api è arrivata successivamente ed è stato amore a prima vista. Le abbiamo riportate in azienda dove il nonno di Matteo le aveva allevate fino agli anni ’80.
Al momento l’attività aziendale è secondaria e la svolgiamo durante il tempo libero (week end, ferie, dopo lavoro). L’obiettivo, comunque, è che nel tempo diventi la nostra attività principale.

Immagino non sia stato tutto semplice. Quali sono state le difficoltà principali che avete incontrato quando avete iniziato questa attività?

La parola chiave che esprime le nostre difficoltà è tempo. Dobbiamo trovare e sfruttare il più possibile le ore a disposizione per svolgere i vari lavori, spesso non rimandabili. Il meteo non ci ha aiutato: negli ultimi due anni non è stato sempre favorevole, specialmente per le api e per alcune tipologie di ortaggi.

Siete un’azienda che lavora seguendo i principi del biologico, della biodinamica e della lotta integrata. Questo cosa vuol dire in pratica? Come influisce sul vostro modo di lavorare? Cosa fate di diverso rispetto ai vostri “colleghi” che non scelgono il biologico? È più faticoso?

La lotta integrata privilegia l’utilizzo di tecniche di difesa non impattanti per l’ambiente e per l’uomo (come rotazioni colturali, utilizzo di piante che sono più resistenti ai parassiti, lavorazioni meccaniche del terreno ecc) e solo come difesa estrema prevede l’uso di prodotti di derivazione chimica, privilegiando comunque quelli a più bassa tossicità.
La biodinamica è una vera e propria filosofia di vita e di coltivazione, che si basa anche su principi energetici ed influenza degli astri, in primis la luna, la quale influisce particolarmente sulle capacità di sviluppo delle piante.
Scegliendo il biologico, infine, si favorisce la naturale fertilità del terreno. Si utilizzano piante tipiche, che si adattano meglio all’ambiente, e si difendono con l’utilizzo di prodotti di origine naturale. Questo implica purtroppo che a volte i prodotti biologici vengono trattati anche più volte rispetto a quelli convenzionali!
Da un paio di anni, ormai, utilizziamo il calendario delle semine per individuare i migliori periodi per seminare, trapiantare e lavorare il terreno. Abbiamo visto che, effettivamente, le piante beneficiano di questi influssi andando ad essere più produttive e meno attaccabili dai parassiti.
Definirei il nostro concetto di coltivazione “biologica e biodiversa”. Si utilizza quello che la natura offre in maniera razionale, ma nel caso non ci fossero alternative non si preclude l’utilizzo di determinati prodotti di sintesi (le dosi vengono comunque dimezzate rispetto a quanto consigliato dai produttori).
Relativamente alla difesa dall’attacco dei parassiti, cerchiamo di non piantare grosse estensioni della stessa pianta ed, anzi, alterniamo tra loro diversi tipi di piante, così i parassiti si confondono per questo “disordine” e sono meno organizzati negli attacchi.
Come si può ben capire, in questo modo il lavoro è più oneroso in termini di tempo e non sempre i risultati dal punto di vista estetico sono perfetti, ma a livello di sicurezza per il consumatore e di gusto si può stare davvero tranquilli!

La vostra principale attività è l’apicoltura e avete diverse famiglie di api. L’inquinamento da pesticidi è una vera e propria calamità per questi insetti. Come proteggete le vostre api?

La scelta di coltivare in un modo un po’ particolare, come sopra descritto, è il primo passo per difendere le api. Purtroppo, questi insetti sono capaci di percorrere anche 3 km per cercare nutrimento, perciò dobbiamo sempre sperare che nei dintorni non ci siano agricoltori che operano in maniera scorretta. Anche l’inquinamento ambientale ed atmosferico è un problema per le nostre piccole amiche, ma il pericolo maggiore è dato da diversi parassiti che abbiamo importato dai paesi dell’Asia e dall’Africa, ai quali le nostre api non sono abituate.

Producete diversi tipi di miele, ma uno in particolare mi ha incuriosita. Che cos’è il miele di barena?

Il miele di barena è molto particolare ed è reperibile in pochissime aziende. È stato inserito nell’elenco dei prodotti tipici della Regione Veneto, assieme al miele del Delta del Po.
Abbiamo iniziato a farne dei quantitativi limitati da un paio di anni. Produrlo è una vera avventura: trasportiamo le casette in barca fino ad un’isola disabitata nella laguna nord di Venezia. Inoltre dobbiamo aspettare un determinato periodo dell’anno (Agosto/Settembre) per essere sicuri di trovare la fioritura di una particolare pianta, che nasce solo in ambienti lagunari. Il miele assume un gusto caratteristico, quasi salino.
Di sicuro non è consigliato per la colazione o per dolcificare caffè o tisane.

Qual è il vostro miele preferito?

Io sono un’amante del tiglio, che non è troppo dolce e ha un gusto leggermente balsamico, mentre Matteo preferisce il millefiori, perché è una sorta di “catalogo” di tutte le fioriture del territorio in un determinato periodo.

So che state cercando di reintrodurre la coltivazione di alcune varietà di cereali autoctoni. Come sta andando?

Da diversi anni abbiamo recuperato i semi utili presso l’istituto Strampelli di Lonigo, che si occupa di conservazioni della biodiversità agricola. Al momento l’obiettivo è quello di portare avanti piccole partite di questi cereali per mantenere le varietà e ricavare un po’ di farina panificabile e da polenta per autoconsumo. In futuro speriamo di poter ampliare la coltivazione per creare delle linee adatte a persone “Non-celiac gluten sensitivity”.

Voi lavorate a km zero. Se volessi acquistare i vostri prodotti dove potrei trovarli?

I prodotti sono venduti direttamente in azienda oppure nei fine settimana effettuiamo consegne a domicilio in zona Adria, Rovigo, Monselice e aree limitrofe. Questo garantisce la freschezza dei nostri prodotti che vengono raccolti su ordinazione.
Per quanto riguarda il miele, abbiamo intenzione di intensificare la nostra presenza presso mercatini locali.

Avete anche una fattoria didattica, le cui attività sono rivolte principalmente a bambini e famiglie, ma non solo. Hanno lo scopo di infondere una maggior consapevolezza del territorio in cui viviamo e incentivare il rispetto per la natura. Come reagiscono i vostri “studenti”? Li vedete interessati?

I piccoli studenti si rivelano curiosi e affascinati dal mondo delle api, capiscono l’importanza e la complessità di questi esserini con molta spontaneità e genuinità.
Gli adulti, trasportati dall’entusiasmo dei bambini e dalla loro curiosità, cercano a loro volta di comprendere questo microcosmo, spesso sconosciuto, ma fondamentale per la sopravvivenza del nostro pianeta.

Quali sono i suggerimenti che dareste ad un giovane che vuole intraprendere questa attività ed entrare nel mondo del biologico?

Gli suggeriamo di seguire i suoi ideali e valori, di non arrendersi alle difficoltà e accettare i propri errori, nonché limiti. È importante procedere a piccoli passi, anche per limitare grandi danni, studiando per acquisire conoscenze da mettere in pratica. Infine, bisogna sfruttare le potenzialità e le risorse economiche offerte dai bandi regionali ed europei.

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