Forchette e cuffiette: pausa pranzo con gli WOW

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Armate di penne, cuffiette e forchette, iniziamo la rubrica di cibo e musica in collaborazione con Radar Live.
Oggi intervistiamo gli Ϟ ϟ ϟ WOW ϟ ϟ ϟ la nuova sorpresa della musica italiana. 
Sono in quattro, arrivano da Roma anche se in realtà provengono tutti da posti diversi (China, la cantante con una vita parallela d’attrice di cinema italiano, è in realtà ligure, così come la sezione ritmica composta da Thibault e Samir può vantare natali francesi, l’unico romano vero e proprio è il chitarrista Leo Non)Gli WOW – si pronuncia UOU, dicono loro – sono una macchina del tempo verso la Sanremo degli anni ’60. Un po’ come se al Casinò (il teatro Ariston non c’era ancora) avessero deciso di sostituire l’orchestra con una band garage punk. Perché sì, gli WOW fanno questa cosa qui che non è facilissima da spiegare: canzone italiana classica suonata da una band che di classico e italiano non ha niente.
Gli WOW suonano Sabato 21 Febbraio al Circolo Mame di Padova, maggiori info qui

1. Prima di metterci a tavola, facciamo un po’ di presentazioni! Raccontateci un po’ il progetto Wow. Partendo dal surf-garage, siete passati all’intuizione di un pezzo come “Dove Sei”, unendo a quella formula il sapore da canzone pop Sanremo anni 60. Ci spiegate tutte la fasi di questa evoluzione?

Per noi è venuto abbastanza spontaneo: dopo la registrazione di ‘Dove sei’ si può ben dire che ci abbiamo preso gusto; ogni settimana qualcuno se ne usciva con una nuova canzone, un po’ di accordi, un testo in francese, e abbiamo continuato a registrare con questa regolarità, che ha sorpreso sopratutto noi, nella sala prove del Fanfulla. Ricordo che Maria Violenza, cui capitava di ascoltare i primi missaggi, aveva sempre belle parole per quello che stavamo facendo. La sua fascinazione per i pezzi credo sia stato la prima cosa che ci ha fatto continuare per quella strada.

2. Il pranzo è servito! Parliamo di cibo.  Ho letto che vi siete conosciuti vagabondando una notte nel Rione Monti di Roma. Veniamo in gita lì, dove ci portate a mangiare? E a bere?

Piuttosto che a Monti, ti direi che a Torpignattara, da Domenico, fanno dei maccheroni con la coda alla vaccinara molto buoni, Samir mi suggerisce pure l’osteria Bonelli, lì accanto. Poi ci sono i ristoranti cinesi per cinesi! in via di Tor Pignattara ce ne sono un paio, ma non è detto ti facciano entrare se non sei cinese. Poi a bere, sempre in zona, Dal Verme, in cui Andrea e Toni hanno, per così dire, articolato il loro alcolismo in un’eccellente selezione di birre artigianali, e soprattutto di cocktails fatti con tutti i crismi internazionali. Ma pure all’Hop Corner si beve bene, lì ti puoi ubriacare di spritz come fossi un fio veneto.

3. Se tra una data del tour e l’altra vi fermate in autogrill durante il viaggio cosa prendete?

L’autogrill è un posto ai confini del mondo, sempre uguale a se stesso (giusto le scritte nei cessi restituiscono un po’ di umanità all’asetticità di base). Comunque prendiamo le rotelle di liquerizia, cioccolata fondente e vabbè, l’acqua. Se proprio dobbiamo consumare un pasto ci sono i panini, su cui esistono varie scuole di pensiero, mistiche come i nomi dei panini. Diciamo che l’apollo, il capri e quello con prosciutto e robiola che sembra sano, sono le nostre scelte principali, non capisco invece la malsana passione generalizzata per la fantomatica rustichella. In ogni caso ci sentiamo solidali agli ultras in trasferta che saccheggiano l’autogrill.

4. Il piatto più buono che avete mangiato durante i vostri concerti? E in quale posto?

Questa risposta meriterebbe un saggio a parte… Nell’ultima data a Napoli, per esempio, abbiamo mangiato un’ottima parmigiana, con pasticcio di patate, salsicce e friarielli (da non confondere con i friggitelli pugliesi, mitici quelli di Salvo e Valentino), cucinato dalle nonne di Urania e Oriana. È stata poi dura suonare, ma il cibo delle nonne è imbattibile. In generale una delle cose belle di andare a suonare in giro è proprio mangiare le cose tipiche del posto. Le Marche sono state una scoperta in questo senso (come ha detto il nostro batterista Samir, è bella come la Toscana e costa la metà), del resto facevano gli insaccati dai tempi degli antichi romani… Ma pure i maltagliati ai gamberi di Bari vecchia, i tortelli di zucca all’aceto balsamico di Modena, i tortellini bolognesi, gli arrosticini di Fabiola a Marina di San Vito…

5. Ritorniamo al fatto che le vostre atmosfere sono tutte molto 60’s. Secondo voi, quanto è cambiato lo stare a tavola e la fruizione del cibo dagli anni 60 ai giorni nostri?

Diciamo che proprio dagli anni ’60 è cominciato un generale processo degradante che può essere ben esemplificato da una citazione: “Somigliamo molto a schiavi: parcheggiati in massa e allo stretto in brutti fabbricati lugubri emalsani, malnutriti da un’alimentazione inquinata e senza gusto, mal curati nelle nostre malattie sempre rinnovate, continuamente e meschinamente sorvegliati, tenuti nell’analfabetismo modernizzato e nelle superstizioni spettacolari che corrispondono agli interessi dei nostri padroni. […] Moriamo in serie sulle strade, a ogni epidemia d’influenza, a ogni ondata di caldo, a ogni errore di coloro che falsificano i nostri alimenti. Le nostre provanti condizioni d’esistenza determinano la nostra degenerazione fisica, intellettuale, mentale.” Severo ma giusto. Diciamo che uno stile di vita che vada strategicamente contro questo andamento è per noi l’unico modo di sopravvivere.

6. Molte delle vostre canzoni parlano d’amore, secondo voi qual è il cibo più sensuale?

Per l’orgiastico accorpamento di più sostanze organiche e non, senza dubbio la ‘nduja, che ti brucia dentro come un amore finito male.

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