Tartare a Padova: Il Tartino

IMG-20150126-WA0041Non so perché, ma quando esco a cena con le mie ex compagne di corso finiamo sempre a mangiare carne. È una costante delle nostre cene (oltre al vino e alla birra). Mai un cinese o un sushi, no a noi non interessa. Vogliamo la carne! Certe volte mi chiedo cosa sarebbe successo se nel nostro gruppo ci fosse stata una vegetariana o una vegana…
L’ultima volta la nostra scelta è caduta su Il Tartino, piccolo ristorante in via del Seminario, a due passi dal centro storico. Difficile non intuire cosa si possa mangiare in questo locale… ebbene sì, qui si mangia la tartare e nient’altro. Il menù è molto scarno, si compone di tre antipasti: carpaccio, formaggio o affettati misti, quattro varietà di tartare e, come contorno, patate lesse al gorgonzola e amarone, insalata o cavolo cappuccio.

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La Pearà

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Essendo di origini veronesi, non potevo non parlare di questa saporitissima salsa, che per anni è stata protagonista di ogni mio pranzo di Natale.
La Pearà è una salsa tipica del veronese, che viene accompagnata al lesso di carne. I suoi ingredienti principali sono il midollo di bue, il brodo di carne e, naturalmente, il pepe (pearà in veneto significa pepata).
Le sue origini sono sconosciute, anche se la leggenda identifica il suo inventore nel cuoco del re longobardo Alboino. Si tratta di una leggenda parecchio cruenta, che da piccola mi impressionava tantissimo. Questo crudele re uccise il suo rivale, il re Cunimondo, e ne sposò la figlia, la bella Rosamunda. Non contento, fece realizzare una calice con il cranio del povero Cunimondo, lo riempì di vino e lo fece bere alla novella sposa. Disperata, Rosamunda si lasciò quasi morire di fame. Il cuoco di corte allora inventò questa salsa nutriente e saporita per ridarle forza.
La giovane si riprese così bene che, insieme all’amante Elmichi, organizzò l’assassinio di Alboino.
Macabre leggende a parte, bisogna dire che la pearà, il cui consumo è, comunque, documentato nel territorio veronese fin dal medioevo, cominciò a diffondersi solo dalla seconda metà dell’800, quando la povertà del Veneto coinvolse anche le famiglie nobili, che introdussero questo alimento nella propria dieta…. 

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